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Ti cercano in inglese. Il sito risponde in italiano.

Su queste colline il cliente che spende di più spesso non è italiano: è una coppia americana che si sposa in Toscana, una famiglia olandese che affitta per due settimane, un rivenditore tedesco che compra terrecotte. Cerca da casa sua, mesi prima, in una lingua che il tuo sito non parla. Ecco perché non ti trova e cosa serve per cambiarlo.

Il sito «è anche in inglese», ma nessuno lo trova in inglese

È una distinzione che sembra sottile e invece cambia tutto. Una cosa è avere le pagine tradotte per chi è già arrivato. Un'altra è esistere nella ricerca di chi ancora non ti conosce e digita da Chicago.

La traduzione la fa il browser

Il visitatore vede l'inglese perché è il suo telefono a tradurre. I motori di ricerca leggono la pagina originale, che è in italiano, e per una ricerca inglese quella pagina semplicemente non esiste. È il caso più comune e il più frainteso.

Tutte le lingue vivono allo stesso indirizzo

Se cambiando lingua l'indirizzo in alto resta identico, non c'è una pagina inglese da mostrare nei risultati né da mandare via email a un cliente. Ogni lingua ha bisogno di un indirizzo suo, altrimenti per Google è una pagina sola.

Tradotto il testo, dimenticato il resto

Titolo della scheda, descrizione nei risultati, testi alternativi delle immagini, nomi dei file, moduli, messaggi di errore, email di conferma. Sono le parti che il traduttore non tocca e che i motori leggono per prime.

Il modulo pretende un CAP italiano

Cinque cifre obbligatorie, la provincia in una tendina che contiene solo sigle italiane, il prefisso telefonico dato per scontato. Il cliente compila, non riesce a inviare e se ne va senza dirti niente. Succede più di quanto immagini.

Misure e date che significano altro

Il 5/6/2026 per un americano è il 6 maggio, non il 5 giugno: sulle date di un matrimonio o di un soggiorno è un equivoco costoso. E la distanza in chilometri per chi ragiona in miglia è un numero che non dice nulla.

Rispondi otto ore dopo

Quando in Toscana è mezzanotte, in California è primo pomeriggio. La richiesta arriva mentre dormi e la leggi la mattina dopo: nel frattempo quella persona ha scritto ad altre tre location. Non è colpa tua, ma è un dato con cui fare i conti.

Perché qui pesa più che in altre zone della Toscana

Impruneta ha una posizione strana: è a un quarto d'ora da Firenze e quasi nessuno, fuori dall'Italia, sa dove sia.

Nessuno cerca «Impruneta»

Chi organizza da fuori scrive «wedding venue near Florence», «farmhouse in Chianti», «villa Tuscany». Il nome del comune lo impara dopo aver scelto. Dichiarare che sei a venti minuti dal Duomo e a trenta dall'aeroporto vale più di qualunque aggettivo sul fascino della struttura.

Un matrimonio si decide un anno prima

Tra la prima ricerca e la firma passano spesso dodici o diciotto mesi, con una visita di persona in mezzo e un wedding planner che filtra tutto. Il sito non deve chiudere la vendita: deve superare la scrematura iniziale e arrivare alla lista delle location da visitare.

Il cotto va all'estero da secoli

Le fornaci dell'Impruneta esportano da sempre, e lo stesso vale per la tradizione artigiana fiorentina. Quel canale però passa da rapporti personali e fiere. Quando il figlio prende in mano l'azienda scopre che online non esiste nulla, e che i concorrenti stranieri sono là da anni.

Il vino porta gente che poi riordina

Chi visita una cantina nei Colli Fiorentini e assaggia bene, sei mesi dopo vorrebbe ricomprare da casa sua. Se non trova un modo semplice per farlo, quella vendita si perde. È il motivo per cui i club dei clienti funzionano qui più che altrove.

Sei in concorrenza con Firenze

Nelle ricerche generiche compaiono strutture in città, con più recensioni e più anni di visibilità alle spalle. Competere su «Firenze» a viso aperto è una battaglia persa. Si vince sulle ricerche specifiche, dove il tuo essere in collina è un vantaggio invece di uno svantaggio.

Il passaparola qui parla inglese

Recensioni, blog di viaggio, forum, gruppi di sposi. Sono le fonti da cui pescano anche gli assistenti come ChatGPT quando qualcuno chiede consiglio su dove sposarsi in Toscana. Se in quelle conversazioni non compari mai, non ti citerà nessuno.

Tre prove da fare in un quarto d'ora

Servono a capire se il tuo sito esiste davvero in inglese o se lo sembra soltanto.

1

Guarda l'indirizzo

Passa alla versione inglese e leggi la barra in alto. Se l'indirizzo non è cambiato, quella versione per un motore di ricerca non esiste. Se è cambiato, copialo e aprilo in una finestra nuova: deve caricarsi già in inglese, senza toccare niente.

2

Cerca come cercherebbero loro

Scrivi su Google quello che digiterebbe un cliente straniero, in inglese, senza il tuo nome. Guarda le prime due pagine di risultati. Quelli sono i tuoi veri concorrenti, e quasi mai sono quelli che pensavi.

3

Prova a scriverti dall'estero

Compila il modulo mettendo un indirizzo straniero e un numero con prefisso internazionale. Se il sistema si rifiuta di procedere, hai appena trovato il motivo per cui certe richieste non arrivano mai.

Poche lingue, fatte come si deve

L'errore ricorrente è partire da cinque lingue e finire con cinque versioni ferme. Meglio due che restano vive e aggiornate.

Una pagina vera per ogni lingua

Indirizzo proprio, contenuto scritto e non passato a un traduttore, titoli e descrizioni pensati per chi cerca in quella lingua. Di solito una cartella dedicata basta e conviene, perché eredita la forza del dominio principale.

Le etichette che dicono a Google chi vede cosa

Sono indicazioni tecniche che collegano fra loro le versioni della stessa pagina e indicano quale mostrare a chi. Sbagliarle è facile e l'effetto è che l'italiano vede l'inglese o che le versioni si fanno concorrenza. Vanno messe e poi verificate.

Testi riscritti, non tradotti

«Immerso nel verde delle colline» tradotto letteralmente non significa niente per un americano. A lui interessa quanto dista Firenze, quante persone entrano, se serve l'auto, che periodo dell'anno è. Stessa struttura, argomenti diversi.

Le informazioni pratiche in evidenza

Distanze in minuti e in miglia, capienza, disponibilità di camere, stagionalità, ordine di grandezza dei costi, cosa è incluso. Sono le risposte che fanno passare la scrematura, e sono anche quelle che gli assistenti citano quando riassumono.

Moduli che accettano il mondo

Indirizzi non italiani, prefissi internazionali, date scritte senza ambiguità. E una risposta automatica seria nella lingua giusta, che tiene il contatto caldo finché non rispondi tu la mattina dopo.

Foto pesanti che si aprono lette

Un sito di location vive di immagini grandi, e chi lo apre da fuori Italia parte già svantaggiato dalla distanza dei server. Si recuperano secondi con i formati giusti e con una distribuzione dei contenuti pensata per chi arriva da lontano.

Tre cose che ti dico prima di iniziare

Cinque lingue non ti servono

Ogni lingua è una struttura da mantenere aggiornata per sempre. Se aggiungi il russo e il cinese e poi cambi i prezzi solo in italiano, hai tre versioni che dicono il falso. Si parte dall'inglese, e la seconda lingua la sceglie il dato di dove arrivano le richieste.

Qualcuno deve rispondere in inglese

Portare richieste dall'estero è inutile se poi la trattativa si arena perché nessuno in azienda se la sente. È una domanda da farsi prima, non dopo, e la risposta legittima può anche essere di puntare su altro.

I tempi qui sono lunghi

Su un mercato dove la decisione matura in un anno, il ritorno non si misura in sei settimane. Si guardano prima i segnali intermedi: richieste in inglese ricevute, pagine lette, tempo passato sulle informazioni pratiche. Chi ti promette prenotazioni entro un mese sta indovinando.

Quello che mi chiedono da queste parti

«Il traduttore del browser non basta?»

Serve a chi è già arrivato, non a farti arrivare. La traduzione avviene sul dispositivo del visitatore e i motori continuano a leggere una pagina italiana: per una ricerca in inglese non esiste. Servono pagine vere, con un indirizzo proprio.

«Sottodominio, cartella o dominio separato?»

Di solito una cartella tipo /en/, perché eredita la forza del dominio principale. Il sottodominio ha senso quando la versione straniera è un progetto a sé, come per i portali dedicati ai matrimoni. Il dominio separato solo con una struttura commerciale davvero distinta.

«Quante lingue conviene fare?»

Poche e curate. L'inglese copre gran parte dei visitatori internazionali, anche chi non è di lingua inglese. La seconda si sceglie guardando da dove arrivano davvero le richieste, non per abitudine.

«Ricevo richieste ma non concludo. Perché?»

Spesso mancano informazioni che per noi sono ovvie: distanza da Firenze e dall'aeroporto, se serve l'auto, capienza, camere in loco, ordine di grandezza dei prezzi. Chi organizza da lontano decide su quello che legge.

«Chi cerca in inglese scrive Impruneta?»

Quasi mai. Scrive «wedding venue near Florence» o «farmhouse Chianti». Il nome del comune lo scopre dopo aver scelto. Dichiarare la distanza da Firenze in minuti conta più di qualunque descrizione poetica.

«Vendo artigianato all'estero: cosa cambia?»

Cambiano le cose noiose, quelle che fanno abbandonare il carrello: costi e tempi di spedizione dichiarati prima, misure nel sistema che usa il cliente, moduli che accettano indirizzi non italiani. Fuori dall'Unione europea gli adempimenti variano da paese a paese e si verificano prima di promettere la spedizione.

Progetti che ho seguito qui

Su Impruneta e sulle colline fiorentine ho già lavorato più volte, e quasi sempre il tema era lo stesso: farsi capire da chi non parla italiano.

Vecchio Borgo Inalbi, Impruneta

Due portali verticali, italiano e inglese, dedicati a matrimoni e cerimonie, con studio grafico che valorizza il borgo e una struttura delle pagine costruita per portare le coppie alla richiesta di visita.

Vedi il progetto

Agriturismo Olmi Grossi, Impruneta

Sito in tre lingue con gallerie degli appartamenti e della struttura, gestione autonoma dei contenuti e richiami alla prenotazione, pensato per intercettare viaggiatori dai mercati esteri.

Vedi il progetto

La Querce, Chianti Colli Fiorentini

Piattaforma bilingue con architettura sdoppiata tra azienda agricola biologica e villa, e-commerce con club dei clienti e listini differenziati per livello e nazionalità.

Vedi il progetto

Bugetti, incisione fiorentina

Sito bilingue con catalogo dei lavori e gestione dell'infrastruttura di posta aziendale, per una realtà artigiana che dal 1969 lavora nella tradizione degli incisori di Firenze.

Vedi il progetto
Impruneta Firenze Tavarnuzze Bagno a Ripoli Greve in Chianti San Casciano in Val di Pesa Tavarnelle Scandicci Chianti Colli Fiorentini Val di Pesa

Vediamo se esisti davvero in inglese

Mandami l'indirizzo del sito. Controllo come sono impostate le lingue, provo a scriverti come farebbe un cliente straniero e cerco su Google quello che cercherebbe lui. Ti dico cosa manca e in che ordine, anche se poi lo fai fare a un altro.